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Gallus gallus domesticus 

Hasta l’Huevo compie quattro anni  

Avere a che fare con gli animali non è scontato, non è che se sai progettare e coltivare un orto, un uliveto, un vigneto, sai anche allevare gli animali. È tutto da imparare. E bisogna volerlo apprendere perché è così che funziona un agro-eco-sistema. Noi, abbiamo cominciato con le galline. Perchè? A partire da un ragionamento molto semplice: la nostra azienda ha le caratteristiche necessarie per soddisfare i bisogni delle galline e noi avevamo voglia e bisogno di integrare le nostre produzioni con l’offerta di uova fresche e sane, e di sperimentare un approccio sinergico per la concimazione naturale dell’uliveto.

Ma chi sono le galline? Questi uccelli, predatori onnivori, che non volano e che distribuiscono il loro tempo e le loro attività fra foraggiamento (raspando e beccando), riposo e riproduzione, pare proprio che siano parenti dei dinosauri, e, come tutti gli animali, han doti eccezionali.

Ci vede benissimo (ma solo di giorno, per questo va a dormire all’imbrunire!), il suo udito si mantiene ottimo anche in senilità e il suo apparato digestivo è predisposto alla buona gestione delle risorse ad esso disponibili (ad esempio: pur non avendo denti è capace di sminuzzare anche i sassolini, mentre li usa come aiutanti per sminuzzare il contenuto dei suoi pasti, e per, metabolizzare più calcio possibile, siccome le serve per dar forma al guscio delle sue uova)

È un prodigio di fertilità e con sistema riproduttivo che sembra un forno alchemico: le sue cellule si sviluppano in piccoli tuorli che man mano crescono e quando uno di loro è maturo e attivo comincia il suo viaggio verso l’uscita dal tunnel, vestendosi prima di albume (quando si muove nell’ovidotto), poi di membrana e guscio (nell’utero), fino all’ultima cuticola un attimo prima di uscire dalla cloaca. Tutti i nutrienti che non assorbe durante il suo processo metabolico, vengono rilasciati al suolo unitamente ai microbi che risiedono nel suo apparato digerente: tutta vita! La pollina infatti (gli escrementi della gallina) è un concime così ricco in azoto, fosforo e potassio che da sempre viene prediletto da tutti i contadini (chiaramente, anche noi la utilizziamo nel nostro orto biodiverso, con tutto il rispetto e la cura che necessita).

Le galline ovaiole che conosciamo oggi sono però il risultato di più di mezzo secolo di selezione genetica, mirata a votare l’animale al mero meccanismo riproduttivo, e quindi alla produzione intensiva di uova. Come per molti altri animali da allevamento, la maggior parte delle ‘galline contemporanee’ non è a contatto né con la terra né con il sole. Loro si ricordano che amano razzolare, cercare cibo, fare bagni di polvere, dormire nelle nicchie di alberi e arbusti e stabilire gerarchie sociali, insomma, sanno di essere, in origine, uccelli selvatici di sottobosco, ma oggi viaggiano dentro a un corpo progettato per produrre. Decidere di allevare galline ovaiole al pascolo è quindi una scelta davvero completa e profondamente agroecologica, soprattutto quando si è anche in grado di riprodurre i proprio esemplari. 

Noi non siamo ancora riusciti a fare anche questo passo, ma ci stiamo lavorando!

Per ora, in questi anni, con questa scelta e l’impegno che ne deriva, siamo riusciti a garantire 

– benessere animale (ovvero: animali più sani e longevi della norma, con una migliore qualità della vita, a partire dalla loro restituita possibilità di esprimere i loro naturali comportamenti), per complessivamente, circa 550 esemplari fra Gallus Gallus Hy-line, Lohman Brown, Livornese bianca, Gallina Marans, New Hampshire;

– un apporto organico diretto di elementi nutritivi per il suolo e un conseguente aumento in biodiversità e densità di piante e insetti sull’ettaro di terreno interessato alla sperimentazione (e chiaramente anche un conseguente aumento in termini di capacità di sequestro del carbonio);

– un contributo effettivo, seppur coadiuvante, in termini rigenerativi per il contrasto al disseccamento degli ulivi (in quell’ettaro ci sono circa 15 ulivi secolari di Ogliarola, colpiti dal “fenomeno Xylella” e che oggi mostrano una vitalità maggiore rispetto ai loro consimili al di fuori dell’ettaro sperimentale)

– l’assenza totale di ricorsi a pesticidi e input di sintesi e di impatti negativi sull’erosione del suolo e sulla qualità delle acque (in relazione alle falde acquifere coinvolte)

– una produzione annuale media di 32.000 uova biologiche, super sane e davvero buone.

Il pascolamento, in tutte le sue manifestazioni, ci ricorda quanto siamo tutti parte di un ciclo ecologico, fertile e resiliente. Nei sistemi agrosilvopastorali infatti le relazioni fra uomini, animali, vegetali e microbi, sono chiaramente un sistema ambientale sinergico, che tende all’equilibrio

[XFarm - Agricoltura Prossima]